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Epitteto

c. 50–135 d.C.

Epitteto nacque schiavo, intorno al 50 d.C., a Ierapoli in Frigia, nell'odierna Turchia occidentale. Il suo stesso nome, Epiktetos, significa «acquistato». Da giovane appartenne a Epafrodito, un potente liberto al servizio dell'imperatore Nerone, e gli fu permesso di seguire le lezioni di Musonio Rufo, il maggiore maestro stoico di Roma. Un racconto antico narra che il padrone una volta gli storcesse la gamba e che Epitteto lo avvertisse con calma che l'avrebbe spezzata; quando si spezzò, disse soltanto: «Non te l'avevo detto?» Che la storia sia vera o no, rimase zoppo per il resto della vita.

Ottenuta la libertà, insegnò filosofia a Roma, finché l'imperatore Domiziano, intorno al 93, non cacciò i filosofi dalla città. Epitteto si trasferì a Nicopoli, in Epiro, sulla costa occidentale della Grecia, e vi aprì una scuola che divenne presto famosa. Giovani venivano da tutto l'impero ad ascoltarlo, e si dice che l'imperatore Adriano gli abbia fatto visita. Visse con semplicità, non possedette quasi nulla e insegnò fino alla morte, intorno al 135.

Come Socrate, che venerava sopra ogni altro, Epitteto non scrisse nulla. Il suo discepolo Arriano di Nicomedia, più tardi console e storico di Alessandro Magno, ne trascrisse le lezioni nel loro greco vivace e colloquiale e le pubblicò come Diatribe, di cui restano quattro libri. Arriano ne trasse anche un breve compendio dell'insegnamento essenziale, l'Encheiridion, «ciò che è a portata di mano»: il Manuale.

Al centro di quell'insegnamento sta un'unica distinzione: alcune cose dipendono da noi, i nostri giudizi, desideri e scelte, e altre no, il corpo, i beni, la reputazione e le cariche. La libertà e la pace dell'animo nascono dal dedicarsi interamente alle prime e dall'accettare le seconde come vengono. Il Manuale fu letto da Marco Aurelio, adattato per i monaci cristiani nella tarda antichità, tradotto in latino da Angelo Poliziano nel Rinascimento e studiato da Montaigne, Pascal e Federico il Grande. Resta una delle opere di filosofia pratica più lette che siano mai state scritte.

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