Classic Books Library

Epitteto

Manuale

c. 125 d.C. · Dal greco · Epicteti Dissertationes ab Arriano digestae, ed. Heinrich Schenkl, Leipzig: Teubner, 1916

Filosofia e pensieroAntichità

Inizia a leggere

Scarica questo libro

PDF EPUB

PDF per leggere e stampare; EPUB per Kindle, Apple Books, Kobo e ogni altro lettore di e-book.

Introduzione

Il Manuale è la più breve delle grandi opere della filosofia antica, e forse quella che più spesso è stata portata in tasca. Il titolo greco, Encheiridion, significa «ciò che si tiene in mano»: un piccolo libro da tenere a portata, come un pugnale o un attrezzo, da usare nel momento del bisogno. Fu composto all'inizio del II secolo d.C. da Arriano di Nicomedia, che aveva studiato con Epitteto a Nicopoli e aveva già trascritto ampiamente le lezioni del maestro nelle Diatribe. Da quell'opera più vasta Arriano trasse il nucleo dell'insegnamento in cinquantatré brevi capitoli.

Il libro si apre con la sua idea centrale, enunciata senza preamboli: alcune cose dipendono da noi e altre no. Dipendono da noi i nostri giudizi, i nostri impulsi, i nostri desideri e le nostre avversioni: tutto ciò che è opera nostra. Non dipendono da noi il corpo, i beni, la reputazione, le cariche: tutto ciò che non è opera nostra. Tutto il resto del Manuale discende dal prendere sul serio questa distinzione. Se poniamo il nostro bene in ciò che non dipende da noi, saremo ostacolati, afflitti e inquieti, e biasimeremo dèi e uomini; se lo poniamo soltanto in ciò che dipende da noi, nessuno potrà costringerci o nuocerci. «Ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma i giudizi sulle cose.»

Il resto del libro applica questo principio all'intera vita, con immagini difficili da dimenticare. La vita è un banchetto in cui prendiamo con garbo ciò che arriva fino a noi; una navigazione in cui possiamo raccogliere conchiglie sulla riva, ma dobbiamo correre alla nave quando il pilota chiama; un dramma in cui il nostro compito è recitare bene la parte che ci è stata data, mentre scegliere la parte spetta a un altro. Di tutto ciò che amiamo dovremmo dire di che natura è, per non esserne travolti quando lo perdiamo; e di tutto ciò che perdiamo, che lo abbiamo restituito. Ogni situazione ha due manici, uno per cui si può portare e uno per cui non si può.

Epitteto parla con l'autorità dell'esperienza. Nato schiavo e zoppo per tutta la vita, insegnò che la libertà non è una condizione giuridica ma una condizione dell'animo, aperta a chiunque impari a volere soltanto ciò che è veramente suo. La sua voce nel Manuale è diretta, spesso severa, talvolta arguta, e sempre pratica: gli importa meno la teoria della filosofia che la sua pratica, e mette in guardia i discepoli dall'ammirare la spiegazione di un libro invece di viverlo. L'ultimo capitolo lascia al lettore quattro detti da tenere a portata di mano, chiudendo con le parole di Socrate: «Anito e Meleto possono uccidermi, ma non possono nuocermi.»

Pochi libri hanno viaggiato tanto lontano. Il Manuale fu parafrasato per i monaci cristiani, tradotto in latino nel Rinascimento, letto da soldati, uomini di Stato e prigionieri, ed è ancora oggi fra le opere filosofiche più lette. Questa traduzione è condotta sul testo greco curato da Heinrich Schenkl (Teubner, 1916). I numeri nel testo sono quelli tradizionali dei capitoli, usati in ogni edizione e traduzione.

Indice

  1. Ciò che dipende da noi1–5
  2. La nave e la locanda6–14
  3. Il banchetto e la recita15–23 Membri
  4. Il prezzo della lattuga24–28 Membri
  5. Doveri e pietà29–31 Membri
  6. Oracoli e condotta quotidiana32–33 Membri
  7. Due manici34–45 Membri
  8. Vivi come Socrate46–53 Membri