Il contratto sociale
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Introduzione
Il contratto sociale, o principi del diritto politico apparve ad Amsterdam nell'aprile del 1762, pubblicato da Marc-Michel Rey sotto il nome di «J.-J. Rousseau, cittadino di Ginevra». Rousseau, allora cinquantenne, lo presentava come la parte più considerevole sopravvissuta di un'opera più vasta sulle istituzioni politiche, che aveva abbandonato. Nel giro di poche settimane il libro fu proibito in Francia e bruciato a Ginevra insieme all'Emilio, e il suo autore dovette fuggire. Pochi libri brevi hanno avuto una fortuna così lunga e così potente.
La sua domanda è posta nel primo capitolo: «L'uomo è nato libero, e dappertutto è in catene». Rousseau non chiede come ciò sia avvenuto, ma che cosa potrebbe renderlo legittimo. La forza non può fondare il diritto, e nessuno può legittimamente consegnarsi alla schiavitù. La risposta è il patto sociale: ciascuno si dà interamente alla comunità e così, dandosi a tutti, non si dà a nessuno; obbedendo alle leggi che tutti hanno fatto, non obbedisce che a se stesso. Da questo atto nasce un corpo morale e collettivo, il popolo come sovrano, e con esso la volontà generale, che mira sempre al bene comune ed è distinta dalla semplice somma delle volontà private.
I quattro libri ne sviluppano le conseguenze. Il primo stabilisce il patto e lo stato civile, nel quale la libertà naturale cede il posto alla libertà civile e morale. Il secondo mostra che la sovranità è inalienabile e indivisibile, definisce la legge come un atto di tutto il popolo riguardante tutto il popolo, e descrive la figura straordinaria del legislatore. Il terzo distingue il sovrano dal governo, suo semplice agente, ed esamina la democrazia, l'aristocrazia e la monarchia, la degenerazione dei governi e i pericoli della rappresentanza. Il quarto si volge ai suffragi, alle istituzioni di Roma (i comizi, il tribunato, la dittatura e la censura) e si chiude con il discussissimo capitolo sulla religione civile.
L'influenza del libro è stata immensa. Le sue idee di sovranità popolare, di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e del popolo come sola fonte legittima della legge sono entrate nel lessico della Rivoluzione francese e delle costituzioni democratiche moderne. Kant vi trovò il principio dell'autonomia; Hegel, Marx e i teorici della democrazia e dei suoi pericoli non hanno da allora cessato di discuterne. Esso resta l'enunciazione classica dell'idea che l'autorità politica è legittima soltanto quando coloro che le obbediscono ne sono anche gli autori.
Questa edizione presenta il testo francese nella sua forma originale, come fu stampato nella prima edizione del 1762 (Amsterdam, Marc-Michel Rey), con l'ortografia del tempo e tutte le note di Rousseau. Le traduzioni seguono lo stesso testo, paragrafo per paragrafo; le note sono di Rousseau, e le citazioni latine sono seguite da una traduzione. Il «M. d'A.» citato in diverse note è il marchese d'Argenson, il cui trattato sul governo della Francia circolava allora manoscritto.