I veggenti vedici
Le scritture più antiche dell'India sono i Veda, che secondo la tradizione non furono composti da esseri umani ma «uditi» in meditazione da antichi veggenti, i rishi, come verità eterna, e perciò sono detti shruti, «ciò che è stato udito». L'ultima parte dei Veda sono le Upanishad, nome che significa «sedere vicino», cioè sedere accanto a un maestro per riceverne l'insegnamento segreto. Ne restano più di cento, le più antiche risalenti ai secoli VIII-VI a.C. Vi compaiono molti saggi, tra cui Yajnavalkya e Uddalaka Aruni, che nella foresta discutono con discepoli e mogli del fondamento dell'universo e del sé dell'uomo; sono la sorgente della filosofia indiana.