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Niccolò Machiavelli

1469–1527

Niccolò Machiavelli nacque a Firenze nel 1469, da una famiglia antica ma impoverita. Il padre, giurista appassionato di libri, gli diede un'educazione umanistica nel latino e nei classici. Nel 1498, dopo la caduta di fra Girolamo Savonarola, il giovane Machiavelli fu nominato segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica fiorentina, e per quattordici anni la servì come diplomatico e amministratore. Le sue missioni lo portarono alla corte del re di Francia, presso l'imperatore Massimiliano, presso il papa e presso Cesare Borgia, di cui osservò da vicino la spietata genialità. Organizzò inoltre per Firenze una milizia di cittadini, convinto che uno Stato che si affida ai mercenari non possa mai essere sicuro.

Nel 1512 la repubblica cadde e i Medici tornarono al potere. Machiavelli perse il suo incarico; l'anno seguente, sospettato di congiura, fu imprigionato e torturato, poi liberato grazie a un'amnistia generale. Ritiratosi nel suo piccolo podere di Sant'Andrea in Percussina, fuori Firenze, passava le giornate tra i taglialegna e all'osteria del paese, e le sere, come scrisse a un amico, nel suo scrittoio, indossando le vesti di corte per conversare con gli antichi. Lì, nel 1513, scrisse Il Principe, dedicandolo a Lorenzo de' Medici nella speranza di tornare al servizio pubblico.

La speranza andò in gran parte delusa, ma gli anni dell'ozio furono straordinariamente fecondi. Scrisse i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, il suo grande studio sulle repubbliche; l'Arte della guerra; le Istorie fiorentine, commissionategli dal papa mediceo Clemente VII; e la Mandragola, una delle più belle commedie del Rinascimento italiano. Morì a Firenze nel 1527, poco dopo che la repubblica era stata brevemente restaurata.

Il Principe fu stampato solo dopo la sua morte, nel 1532. Fu presto condannato dalla Chiesa, e il suo nome divenne sinonimo di una politica astuta e senza scrupoli. Eppure i lettori successivi, da Spinoza e Rousseau fino alla scienza politica moderna, hanno visto in lui il fondatore dello studio realistico della politica: il primo a descrivere come gli Stati si conquistano, si mantengono e si perdono davvero, e non come dovrebbero essere.

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