Il Principe
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Introduzione
Il Principe fu scritto nel 1513 da Niccolò Machiavelli, un fiorentino che per quattordici anni aveva servito la sua repubblica come segretario della Seconda Cancelleria, inviato in missione presso il re di Francia, l'imperatore, il papa e Cesare Borgia. Quando nel 1512 i Medici tornarono al potere, la repubblica cadde; Machiavelli perse l'ufficio, fu imprigionato e torturato con il sospetto di aver congiurato, e poi si ritirò nel suo piccolo podere fuori città. Lì, come scrisse a un amico, trascorreva le sere in compagnia degli antichi, «domandandoli della ragione delle loro azioni»; e da quelle conversazioni nacque un piccolo libro sui principati: che cosa sono, come si acquistano, come si mantengono e perché si perdono.
Il libro è breve, una dedica e ventisei capitoli, e procede con voluta economia. I primi capitoli classificano gli Stati: ereditari e nuovi, acquistati con le armi proprie o con quelle d'altri, per virtù o per fortuna, per scelleratezza o per il favore dei concittadini. I capitoli centrali si volgono alle armi, insistendo che nessuno Stato è sicuro senza soldati propri. Vengono poi i capitoli che hanno reso celebre il libro: se un principe debba essere amato o temuto, fino a che punto debba mantenere la parola data, la volpe e il leone, come evitare il disprezzo e l'odio. Gli ultimi capitoli misurano la potenza della fortuna contro la virtù umana e si chiudono con un appassionato appello a liberare l'Italia dal dominio straniero.
Ciò che distingue Il Principe dai molti «specchi dei principi» che lo precedettero è il metodo. Machiavelli dichiara di voler andare dietro alla «verità effettuale della cosa» piuttosto che all'immaginazione di essa, e che un sovrano che voglia conservarsi deve imparare a poter non essere buono, e a usarlo o non usarlo secondo la necessità. I suoi esempi vengono da Roma e dalla Grecia, ma soprattutto dall'Italia che aveva visto con i propri occhi: l'ascesa e la caduta di Cesare Borgia, le guerre dei Francesi e degli Spagnoli, le alleanze mutevoli di papi e repubbliche. Due sue parole reggono gran parte del peso del libro: virtù, l'energia, l'abilità e la risolutezza con cui un uomo dà forma agli eventi, e fortuna, la forza mutevole delle circostanze che la virtù deve affrontare.
Il libro circolò manoscritto e fu stampato solo nel 1532, cinque anni dopo la morte dell'autore. Fu presto condannato e presto imitato; «machiavellico» divenne un sinonimo proverbiale, mentre lettori da Bacone a Spinoza, Rousseau e Hegel vi videro un'anatomia lucida del potere politico. Pochi libri sono stati discussi così a lungo, e pochi restano così direttamente leggibili.
Questa edizione segue il testo italiano pubblicato in Italia nel 1814, con la dedica a Lorenzo de' Medici e tutti i ventisei capitoli, reso in un italiano moderno che ne conserva il passo e la forza. I termini chiave di Machiavelli sono resi in modo uniforme in tutto il libro, e brevi note identificano persone ed eventi che un lettore di oggi dovrebbe altrimenti andare a cercare.
Indice
- Dedica · Capitolo IDedication, I
- Capitolo II
- Capitolo III
- Capitolo IV
- Capitolo V
- Capitolo VI
- Capitolo VII Membri
- Capitolo VIII Membri
- Capitolo IX Membri
- Capitolo X Membri
- Capitolo XI Membri
- Capitolo XII Membri
- Capitolo XIII Membri
- Capitolo XIV Membri
- Capitolo XV Membri
- Capitolo XVI Membri
- Capitolo XVII Membri
- Capitolo XVIII Membri
- Capitolo XIX Membri
- Capitolo XX Membri
- Capitolo XXI Membri
- Capitolo XXII Membri
- Capitolo XXIII Membri
- Capitolo XXIV Membri
- Capitolo XXV Membri
- Capitolo XXVI Membri