Fedone
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Introduzione
Il giorno in cui la nave sacra tornò da Delo, gli amici di Socrate si radunarono nel carcere alle prime luci. Era il suo ultimo giorno. Qualche tempo dopo, nella città di Fliunte nel Peloponneso, Echecrate chiede a Fedone di Elide, che era presente, di raccontargli tutto ciò che fu detto e fatto; e il racconto di Fedone è il dialogo che leggiamo. Egli ricorda una strana mescolanza di sentimenti: non la pietà che ci si aspetterebbe alla morte di un amico, ma una sorta di meraviglia, perché Socrate sembrava felice, e la giornata trascorse, come sempre, nella filosofia.
La questione del giorno è la morte stessa. Perché un filosofo dovrebbe essere lieto di morire, e tuttavia non togliersi la vita? Socrate risponde che la filosofia non è altro che un esercizio di morte: l'anima che si raccoglie lontano dal corpo, dai suoi piaceri, dalle sue paure e distrazioni, per vedere le cose come sono con il solo pensiero. Se è così, la morte è proprio la meta che il filosofo ha perseguito per tutta la vita. Ma i suoi due giovani amici tebani, Simmia e Cebete, non lo lasciano cavarsela così facilmente. Non si disperde forse l'anima come fumo nel momento della morte? Tutto dipende dal fatto che sia immortale.
Seguono, l'uno dopo l'altro, gli argomenti che per ventiquattro secoli hanno dato forma al pensiero occidentale sull'anima: che i contrari nascono dai contrari, sicché i vivi nascono dai morti come i morti dai vivi; che l'apprendimento è reminiscenza di ciò che l'anima conobbe prima della nascita; che l'anima è affine all'invisibile e immutabile, il corpo al visibile e perituro. Simmia obietta che l'anima potrebbe essere come l'armonia di una lira, che perisce con lo strumento; Cebete, che potrebbe sopravvivere a molti corpi, come un tessitore che consuma molti mantelli, e tuttavia perire alla fine. A questo punto il dialogo si arresta, e Socrate mette in guardia gli amici dalla peggiore delle sventure: arrivare a odiare i ragionamenti stessi.
La risposta che egli dà allora è il passo più importante del dialogo. Socrate racconta come da giovane sperasse di trovare nella scienza della natura, e in Anassagora, le vere cause delle cose, e ne rimase deluso; come intraprese allora una «seconda navigazione», cercando la verità delle cose nei ragionamenti; e come giunse all'ipotesi delle Forme, il bello in sé, il buono in sé, il grande in sé, per cui tutte le cose belle, buone e grandi sono ciò che sono. Qui Platone espone, più compiutamente che in qualunque luogo precedente, la teoria delle Forme e il metodo dell'ipotesi su cui è costruito il resto della sua filosofia. Da essa Socrate trae la sua prova finale: l'anima, che porta la vita a tutto ciò in cui entra, non può mai accogliere la morte, ed è perciò immortale e indistruttibile.
Il dialogo si chiude con un mito della vera terra e del giudizio delle anime, e poi con la scena della morte di Socrate: il bagno, il congedo dalla famiglia, le lacrime del carceriere, la coppa bevuta con calma fino in fondo, e le sue ultime parole a Critone. Poche pagine, in qualunque letteratura, sono state lette tanto spesso. Questa traduzione è condotta sul testo greco dell'edizione oxoniense di John Burnet. I numeri a margine (57a, 57b …) sono i riferimenti Stephanus usati in ogni edizione e traduzione di Platone, così che ogni passo possa essere ritrovato e citato.
Indice
- Fedone inizia il suo racconto57a–59c
- L'ultimo mattino59c–61d
- Perché non ci si deve togliere la vita61d–63e
- La filosofia come esercizio di morte63e–65d
- La conoscenza senza il corpo65d–67b
- La vera virtù e la purificazione67b–69e
- I contrari nascono dai contrari69e–72e Membri
- Imparare è ricordare72e–74c Membri
- L'anima esisteva prima della nascita74c–77a Membri
- Il fanciullo che è in noi77a–78b Membri
- L'anima è affine al divino78b–80c Membri
- Dove vanno le anime dopo la morte80c–82b Membri
- La filosofia libera l'anima82b–84b Membri
- Il canto del cigno e l'obiezione di Simmia84c–86d Membri
- L'obiezione di Cebete: il tessitore e i suoi mantelli86d–88b Membri
- Un'interruzione: Echecrate e Fedone88c–89c Membri
- Contro l'odio per i ragionamenti89c–91c Membri
- Armonia o reminiscenza?91c–92e Membri
- L'anima non è un'armonia92e–95a Membri
- Le prime ricerche di Socrate sulla natura95a–97b Membri
- La delusione di Anassagora97b–99d Membri
- La seconda navigazione: le Forme come cause99d–102a Membri
- I contrari non accolgono mai i loro contrari102a–103c Membri
- La neve, il fuoco e il numero tre103c–105b Membri
- L'anima è immortale e indistruttibile105b–107b Membri
- La cura dell'anima e la via verso l'Ade107c–108e Membri
- Viviamo nelle cavità della terra108e–110b Membri
- La vera terra110b–111c Membri
- Il Tartaro e i fiumi sotterranei111c–112e Membri
- I quattro grandi fiumi112e–113d Membri
- Il giudizio e un nobile rischio113d–115a Membri
- «Come dobbiamo seppellirti?»115a–116a Membri
- Il congedo del carceriere116a–117a Membri
- La morte di Socrate117a–118a Membri