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Rabindranath Tagore

Gitanjali e Uccelli migranti

1912–1916 · Dall'inglese

LetteraturaReligione e spiritualitàNovecento

Prossimamente La traduzione di quest'opera è in preparazione e sarà pubblicata nella biblioteca.

Introduzione

«Gitanjali» significa in bengali «offerta di canti». Nel 1912, sulla nave diretta in Inghilterra, Tagore tradusse in inglese, in poemi in prosa, alcune delle sue liriche religiose bengalesi, centotré in tutto; pubblicate a Londra con una prefazione di Yeats, gli valsero l'anno dopo il premio Nobel. Yeats scrisse che la lettura del manoscritto lo aveva commosso così profondamente che spesso non osava leggerlo in treno, per paura che qualcuno lo vedesse emozionato. Con voce umile, ardente e familiare il poeta parla a Dio, che è insieme signore dell'universo e amico e amante del poeta, e si rivela ovunque nella natura, nel lavoro e nella vita comune. Uccelli migranti raccoglie più di trecento brevi poesie che Tagore scrisse in inglese, alcune di uno o due versi soltanto, come gocce di rugiada mattutina, piene di saggezza e di meraviglia infantile: «Il mondo ha baciato la mia anima col suo dolore, chiedendo in cambio canzoni». «Sia la vita bella come i fiori d'estate, e la morte come le foglie d'autunno.» Questo volume raccoglie entrambe le raccolte.